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Un successo per il trentesimo salone internazionale del libro di Torino. Ninetta Bartoli incoronata tra le “Reinas” della politica sarda

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Torino. File lunghissime ai cancelli e un pienone senza precedenti al Lingotto. Questo il risultato finale del trentesimo salone internazionale del libro che si è chiuso lunedì 22 maggio. Un risultato che, secondo gli addetti ai lavori, non si era mai visto negli ultimi anni.

Il ruolo di protagonista è stato svolto anche dallo stand Sardegna che, nella giornata di sabato 20, ha ospitato il dibattito sulle “Reinas” della politica sarda come Margherita Sanna, Bastianina Musu Martini, Marianna Bulassai e la boruttese Ninetta Arru Bartoli. Figure alle quali l’editoria sarda sta dando ultimamente un grande risalto. Ricordate anche due figure di spicco della cultura isolana: Grazia Deledda e Giuseppe Dessì.

 “Reinas, raighinas, eroìnas”, questo il titolo dell’incontro, è stato aperto da Simonetta Castia (presidente AES). Era presente anche Silvano Arru che con il suo intervento, ha reso omaggio alla sua concittadina e collega Bartoli.

Eletta sindaca il 10 aprile 1946, esattamente 71 anni fa. Ricordato come a quella tornata elettorale, le donne andarono al voto dopo aver ottenuto, solo qualche giorno prima, il riconoscimento del diritto elettorale passivo grazie al decreto Bonomi (numero 74 10 marzo 1946).

«il riconoscimento del diritto di voto era stato il risultato – così Arru – di una lunghissima storia di battaglie e rivendicazioni fin dall’Unità d’Italia e finalmente lo si era forse anche in virtù del grande contributo dato alla guerra e alla resistenza».

Nata nel 1896, ricevette la sua prima formazione presso il collegio delle figlie di Maria a Sassari. Nel 1945 diventò segretaria della locale sezione della Democrazia Cristiana. Un appoggio alla sua candidatura fu dato da importanti esponenti della “Balena Bianca” di allora, tra cui la famiglia Segni. La sua elezione fu un plebiscito: circa il 90 per cento dei voti.

Tra le tanti grandi opere che portò a compimento, è da ricordare la ricostruzione del monastero di San Pietro di Sorres che, dal 1955, ospità una comunità di monaci dell’ordine di San Benedetto. Grazie alla sua intensa attività amministrativa, la sua fama varcò i confini regionali tanto che, nel 1954, l’allora presidente del Consiglio in pectore Mario Scelba, si recò personalmente a Borutta per incontrarla. Nel 1956 terminò la sua conciliatura. Morì nel 1978.

«Ninetta Bartoli – ha rimarcato il sindaco – ha dato alla Sardegna un primato eccezionale: è stata la prima donna sindaco d’Italia. Un primato che nessuno le potrà mai togliere, a testimonianza che nella nostra terra è stata posta una pietra miliare nel lungo e tormentato percorso per l’affermazione del principio di apri opportunità».

Silvano Arru ha posto l’accento su un altro primato raggiunto da Bartoli: ha svolto la propria azione amministrativa con una grandissima rettitudine morale, in modo appassionato ma con estremo rigore intellettuale e con un’onestà adamantina, non esitando all’occorrenza, a finanziare le opere con risorse proprie e con quelle della sua famiglia, tutte le volte in cui il finanziamento pubblico non era possibile. Credo – ha concluso Arru  – che possa rappresentare per quanti oggi si occupino della cosa pubblica un modello attualissimo, o forse in tempi in cui dominano la scena politica, fenomeni quali mafia capitale, direi un modello avveniristico».

A Bartoli è stato dedicato uno spazio alla camera dei Deputati di Roma. L’11 novembre scorso è stata tra le protagoniste della cerimonia del settantesimo anniversario del riconoscimento del diritto del voto alle donne. Ora questa importante vetrina editoriale.

La speranza dell’attuale primo cittadino di Borutta è quella che anche la Regione Sardegna renda onore a Giovanna “Ninetta” Arru Bartoli, con l’intitolazione di una sede istituzionale.

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